IL CINEMA ANIMA GLI OCCHI
organizzazione Art Promotion

100 anni dalla nascita e quasi 35 dalla sua scomparsa iscrivono Mario Bava nel periodo più fecondo  del cinema italiano, quello che va all’incirca dagli anni Cinquanta ai Settanta, di cui il regista sanremese fu protagonista eppure estraneo: la sua figura si accompagna infatti a quella dei grandi nomi della cinematografia tricolore, da Roberto Rossellini, Mario Monicelli e Steno (per cui fu operatore e direttore della fotografia), ai vari Federico Fellini o Dario Argento, fino ai colleghi americani, Ridley Scott, Tim Burton, Martin Scorsese e i tanti che dalle sue opere registiche hanno ripreso più di qualche intuizione formale. Pur con simili caratteristiche di caposcuola, però, il suo resta un cinema tutto sommato sepolto e considerato solo in riferimento a se stesso: che di per sé non è un male, se è vero che Bava perseguiva un percorso assolutamente personale anche all’interno dei generi popolari dove pure operava. È sufficiente osservare anche solo una sequenza dei suoi film per rendersi conto di uno sguardo davvero originale e pregnante nella capacità di mettere in scena autentici universi figurativi, anche staccati dalla storia che di volta in volta viene narrata (spesso con poco interesse e convinzione). La formazione pittorica e l’amore per il disegno ci consegnano infatti un regista capace di elevare lo stile a contenuto, tracciando geometrie e spazi in continua ridefinizione, all’interno di un percorso che sempre più tende all’astrattismo: dalla compattezza de La maschera del demonio (folgorante esordio del 1960), via via sino alla girandola vorticosa di omicidi che compongono il più tardo Reazione a catena (del 1971), Bava inventa mondi in cui far letteralmente sparire i suoi personaggi, imprigionati in griglie visive fatte di ombre, forme che si rigenerano in modo sempre nuovo, dove persino le “sgrammaticature” portate dall’uso eccessivo di zoom e fuori fuoco assumono un valore espressivo particolare nel dare forma a uno spazio magmatico, cangiante, eppure sempre incredibilmente fisico. La predilezione per il corpo, visto come icona attorno alla quale far ruotare l’arazzo visivo delle sue innumerevoli invenzioni, è l’altra grande novità, in anticipo rispetto alle poetiche dell’horror anni Ottanta: un corpo spesso vilipeso (si pensi alle crudeli morti delle modelle in Sei donne per l’assassino), spossessato del proprio sé (in Terrore nello spazio), ma che pure ancora freme del desiderio di essere carne (il morboso La frusta e il corpo), pur non potendo che confondersi con l’inane e bellissima immobilità dei manichini (il poco visto Lisa e il Diavolo). È per questo che il suo ci appare anche come un cinema capace di riflettere un malinconico ideale di bellezza, di caducità da afferrare ed elevare a potenza: certo, c’è grande divertimento nella messinscena di queste cadute (si pensi al finale-sberleffo de I tre volti della paura che smaschera la finzione del set), tanto che qualcuno ha mosso altrove paragoni con la minestra Campbell di Andy Warhol, dove la forma si fa contenuto ma anche critica, in una dialettica di complicità e presa di distanza dall’oggetto narrato. Raffinatezza e banalità sono in effetti le due facce del cinema baviano, colto eppure popolare, carico di un sincero affetto verso i mondi che tende a costruire, sebbene poi anche molto duro e spietato nei confronti dei personaggi (dichiaratamente poco amati) e senza la voglia innata di accondiscendere particolarmente alle aspettative dello spettatore (che magari si troverà a cercare di far quadrare i conti in storie pensate per non collimare nei dettagli). È uno dei motivi per cui il suo cinema appare così moderno pur nella classicità degli schemi, e riesce a fluire in modo estremamente generoso e spontaneo tra i linguaggi: la fantascienza di Terrore nello spazio ha già il sapore dell’horror, mentre il gotico di Operazione paura affonda a piene mani nel puro surrealismo, attraverso cui esprimere il “reale funzionamento del pensiero”. L’occasione di strappare dall’oblio, dai ricordi o dalle sporadiche visioni casalinghe i suoi lavori per riconsegnarli al grande schermo è dunque l’atto di più generosa stima che possiamo tributargli.

Davide Di Giorgio

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I TRE VOLTI DELLA PAURA

Mario Bava Italia - 1963 – 35mm – colore - 92’

Film a episodi, presentati da Boris Karloff. Nel primo, Il telefono, la giovane Rosy è sola in casa, perseguitata da un...

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LA FRUSTA E IL CORPO

Mario Bava Italia, Francia - 1963 – 35mm – colore - 88’

Il crudele barone Kurt Menliff torna al castello di famiglia, dove ritrova la bella Nevenka, cui era legato un tempo da...

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LA MASCHERA DEL DEMONIO

Mario Bava Italia - 1960 – 35mm – b/n - 87’

Nella Moldavia del XVII secolo, la strega Asa Vajda è condannata a morte dal fratello inquisitore, insieme al suo amante Igor...

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LA VENERE D’ILLE

Mario Bava, Lamberto Bava Italia - 1978 – 16mm – colore - 60’

A Roussillon, all’inizio del XIX secolo, la scoperta nei terreni del signor De Perolade di una statua greca del I secolo...

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LISA E IL DIAVOLO

Mario Bava Italia, Spagna, Germania - 1972 – 35mm – colore - 95’

Lisa, turista americana, si trova in vacanza a Toledo, in Spagna, dove osserva un affresco che ritrae il diavolo. Subito dopo,...

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MARIO BAVA: OPERAZIONE PAURA

Gabriele Acerbo, Roberto Pisoni Italia - 2004 – 35mm – colore & b/n, - 53’

Il documentario ripercorre la carriera del grande maestro e pioniere del genere horror attraverso materiali d’archivio, i ricordi dei familiari (il...

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OPERAZIONE PAURA

Mario Bava Italia -1966 – 35mm – colore - 85’

In un villaggio tedesco, una donna si uccide lanciandosi nel vuoto senza apparente ragione. Il dottor Paul Esway, di passaggio nella...

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REAZIONE A CATENA – ECOLOGIA DEL DELITTO

Mario Bava Italia - 1971 – 35mm – colore - 84’

L'omicidio della contessa Federica Donati, anziana e costretta su una sedia a rotelle, innesca una girandola di uccisioni che hanno come...

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SEI DONNE PER L’ASSASSINO

Mario Bava Italia, Francia, Germania - 1964 – 35mm – colore - 88’

Nell'atelier d'alta moda Christian viene ritrovato il cadavere di una modella, strangolata da un misterioso assassino con cappello e volto coperto....

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TERRORE NELLO SPAZIO

Mario Bava Italia, Spagna - 1965 – 35mm – colore - 86’

Le astronavi Argos e Galyot vengono catturate dalla forza gravitazionale del pianeta Aura e sono così costrette all'atterraggio. La comunicazione fra...

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