IL CINEMA ANIMA GLI OCCHI
organizzazione Art Promotion

WORKING CLASS HEROES – Walking and singing the May Day song

 

Italia – colore e b&n – 40/45’

>> PROIEZIONE <<

giovedì 1 maggio – ore 18.00 // SALA 3

 

Regia: Giandomenico Curi

Sceneggiatura: Giandomenico Curi

Montaggio: Milena Fiore

Voci Fuoricampo: Donatella Allegro, Giandomenico Curi

Produzione: AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico)

 

SINOSSI

Un viaggio (decisamente poco ortodosso) dentro il tema del lavoro e del primo maggio, accompagnato dalla presenza, strabica e incostante, della macchina da presa, a partire da Sortie d’usine dei fratelli Lumière, sulla quale Harun Farocki ha poi costruito una sua teoria che riguarda appunto il rapporto tra la fabbrica (cioè sfruttamento e alienazione) e il cinema (divertimento, consumo, spettacolo). Ed è il cinema, insieme alla canzone, che ha creato i suoi working class heroes, gli eroi della classe operaia di cui parla Lennon, ma anche Springsteen, Cocker, Strummer, Bragg, i Gang e via elencando. Al centro del film rimane tuttavia lo zoccolo duro del cinema documentaristico, le immagini che, anche grazie al lavoro di documentazione dell’AAMOD, per anni hanno accompagnato il grande fiume del popolo del primo maggio, camminando, cantando, rivendicando un altro mondo possibile.

 

NOTA DI REGIA

“È un film documentario esclusivamente di montaggio, che non utilizza nemmeno un fotogramma di girato. Quindi un film prima di tutto ecologico (nel senso di un’ecologia del visivo), che lavora solo su immagini d’archivio («il mondo è già filmato, si tratta solo di trasformarlo», diceva Débord). E insieme un cinema di riciclo, secondo la formula ormai largamente sperimentata del found footage film. Cioè “metraggio ritrovato”. Da una parte i materiali provenienti da disparate pratiche audiovisive (dai cinegiornali ai film hollywoodiani); dall’altra i modi specifici con cui queste immagini sono rivisitate, sovrapposte, stratificate. In poche parole creare un nuovo cinema, partendo dai repertori d’archivio del passato, e agendo nella direzione di un riposizionamento semantico capace di suscitare nuove visioni. Parlando di documentario, vuol dire, prima di tutto, che il cinema è il mondo, non la sua rappresentazione; e poi che bisogna ogni volta ribaltare la logica delle immagini dominanti, svelarne il contesto illusorio, normificato, mercificato”.