CRISTINA SOLDANODirettore Artistico Festival del Cinema Europeo 

 

Mappa delle correnti di fondo

Tra ascesi del pensiero e sospensione del tempo, il 16mo Festival del Cinema Europeo racconta la passione del viaggio nell’anima, del buio della sala, dell’affascinante condivisione pubblica dell’esperienza cinematografica, degli incontri con gli autori.

 

 

Il Concorso di lungometraggi europei: ULIVO D’ORO

Dieci registi testimoniano la vitalità e la diversità delle proposte stilistiche in Europa, alcuni alla prima esperienza filmica e persino giovanissimi. Disagio sociale, adolescenza sofferta e sognante, ardori e violenze della diversità, ricerca del senso esistenziale in situazione di deprivazione affettiva; l’amore e le sue varie forme, la caritas filiale, la maturità che reclama l’eros; e, infine, la vecchiaia provata, capace di saggezza sistemica che, viaggiando al di là dello spazio e del tempo, dietro le note di un’antica canzone curda, si sintonizza con l’amore rubato. Questi sono i temi di un cinema dalle emozioni forti, dalle profonde radici neurobiologiche, dalla valenza sociale, che, ben definito dalle culture di appartenenza, si disseta alle fonti dell’Arte.

 

Protagonisti del Cinema Europeo: BERTRAND TAVERNIER

Tutto ciò che di fascinoso e profondo ha la Francia è in Bertrand Tavernier e nel suo cinema senza regole, dinamico e imprevedibile, organico, eteroclita, caustico. Acutezza, conoscenza, curiosità, entusiasmo, cultura non accademica, diffidenza fanno di lui un testimone vibrante del secolo in cui creatività e distruzione evidenziano lo stesso potere. Il suo essere al mondo è politico, repubblicano, lotta per l’affermazione dei diritti dell’uomo e dà vita ad un cinema che nessuna ideologia dominante o marginale può paralizzare o alienare. Fin dagli esordi, sostenuto da una solida cultura cinematografica, ottimo regista, crea, servendosi di efficienti congegni narrativi, un cinema della verità che analizza, con grande senso del dettaglio, la vita di provincia, il confronto generazionale, la difficoltà del radicamento dell’uomo. Infatti all’interno di un’epoca in evoluzione, in scenari sempre nuovi, i protagonisti errano, i destini individuali non sono mai definiti, gli interrogativi non hanno risposte, gli spettatori per molto tempo le rimugineranno nella loro testa dividendo con il regista l’erranza. Un cinema spietato, dolcissimo, partecipe, artisticamente ramificato, illuminato dallo splendore della bellezza della musica e del rapporto tra le immagini. Un cinema del sogno in cui la realtà è nuda, segno di maturità e responsabilità culturale e professionale.

All’arrabbiato Bertrand, che verrà insignito del Leone d’Oro alla carriera alla prossima Mostra di Venezia a settembre 2015, ben si addicono i versi di Nazim Hikmet recitati da Nathalie Baye in Una settimana di vacanza: “Io rimiro la notte attraverso le sbarre / e malgrado tutti i muri che pesano sul mio petto / il mio cuore palpita con la stella più lontana”.

 

Protagonisti del Cinema Europeo: FATIH AKIN

Figura carismatica, la più influente sia del movimento del cinema turco-tedesco sia del nuovo cinema tedesco è Fatih Akin. Regista, sceneggiatore, produttore, attore e DJ, ai suoi esordi produce un cinema ghettocentrista, tessuto di teoria politica e pratica artistica, mai generato dalle sofferenze dei conflitti culturali, né dalla mancata tolleranza, cinema che è solo narrazione della realtà che lo circonda: quartieri metropolitani circoscritti ad elevata presenza di comunità di immigrati, teso a superare i propri limiti e ad accaparrarsi l’egemonia del potere criminale in determinate zone in cui opera una polizia anch’essa turca. Successivamente ne La sposa turca, Orso d’Oro a Berlino 2004, fa un’accuratissima analisi del dualismo culturale di appartenenza, esaltato da un montaggio veloce e ritmato, dalla presenza volutamente invasiva della musica Turkrapp, dalla violenza delle immagini, in cui domina il rosso sangue. E non sfugge alla sensibilità dello spettatore il suo bisogno di prospettive nuove, biopolitiche e antropologiche. Nella forma documentaristica, che raggiunge l’apice in Crossing the Bridge-The sound of Istanbul, il Cinema, che di per sé è viaggio e scoperta continua, diventa per Akin non solo narrazione ma un “apprendere”. Così, la scoperta della cultura musicale di Istanbul diventa scoperta politica del Paese, perché dietro di essa si celano la droga, la questione curda, la religione, la trasformazione del ruolo femminile. Ed è qui che Akin, finalmente libero dalla rigidità delle griglie narrative, dà spazio alla stimmung wendersiana. Oggi, nello sguardo profondo ed inquieto di Akin, sempre attento alla cinematografia di tutti i tempi, si legge la ricerca di una nuova estetica che gli permetta di essere felice spettatore ed autore delle sue opere.

 

Protagonisti del Cinema Italiano: MILENA VUKOTIC

Istinto, immedesimazione, concentrazione, definiscono l’anatomia dell’attrice Milena Vukotic, dalla tempra e dallo stile di arte e vita fuori dal comune. La sua dimensione attoriale, da pura vocazione, ben esercitata, è diventata subito talento, matrice una carica emotiva elevata, non costruita, ma malleabile, aderente al personaggio interpretato, in cui flusso di coscienza e memoria si incontrano. Rappresentante di una femminilità sommessa, fragile, talvolta naufragante, ha attraversato mezzo secolo di cinema e teatro, regalandoci una dramatis persona dalla rara sensibilità e perizia. La sua castità mentale e la sua gracilità fisica hanno catturato registi, che evidenziandole, hanno sottolineato il lato grottesco dei personaggi a lei affidati.

 

Protagonisti del Cinema Italiano: PAOLA CORTELLESI

Essenzialmente icona della commedia sociale contemporanea, che narra le incongruenze dell’umano vivere in situazione di estraniamento e in un gioco di rimandi continui, più reale di una realtà in continua mutazione, è Paola Cortellesi. La distingue nel panorama attoriale una professionalità coltivata in anni di teorie e pratiche e scritture teatrali, radiofoniche, televisive, che potenzia muovendosi nella direzione plurilinguista con l’utilizzo di registri espressivi molto vari in rapporto alle situazioni e ai personaggi. Fisicamente affascinante, sagace, riservata ma non altera, suscita empatia e ben interpreta sullo schermo l’immagine dicotomica dell’universo femminile contemporaneo, quanto mai vario.

 

CINEMA E REALTÀ

Non so perché ti odio di Filippo Soldi, sul bullismo omofobico, sulla ricerca dei meccanismi psicologici che lo generano, sull’indifferenza degli adulti.
Leviteaccanto di Luciano Toriello sul problema Immigrazione/Accoglienza (di cui il Festival, già nelle precedenti edizioni, si è erto ad alfiere) focalizzano la perdita di armonia, l’erompere della violenza, la disgregazione di una società che rifiuta nuove prospettive etiche e nega agli immigrati il diritto di esistere fra uguali. La sezione, curatissima nelle scelte tematiche, include i tre vincitori del progetto ArTVision della Fondazione Apulia Film Commission, teso alla cooperazione e allo scambio di nuove pratiche nel campo delle politiche culturali in area adriatica: Contro natura di Alessandro Piva, Le pareti di vetro di Vito Palmieri, Odissea Dandy di Giuseppe Tandoi.

 

ALTRE VISIONI

E poi le altre visioni che il festival propone, ad arricchire la testimonianza del cinema contemporaneo: i tre finalisti del Premio Mario Verdone (Perfidia di Bonifacio Angius; Più buio di mezzanotte di Sebastiano Riso; Last summer di Leonardo Guerra Seràgnoli), segni dell’elevata esperienza estetica ed umana dei giovani registi italiani; i tre finalisti del Premio Lux (Class Enemy di Rok Bicek, Ida di Pawel Pawlikoski, Bande de filles di Céline Sciamma) sono viaggi nella impenetrabilità della ragione umana che attraverseranno le frontiere linguistiche di 24 paesi europei. La ricchezza espressiva e tematica dei cortometraggi che occupano la programmazione di un’intera sala del festival, tra i lavori di diploma degli allievi della Scuola Nazionale di Cinema, l’eccellenza degli autori europei premiati dall’European Film Academy raccolti nella selezione Short Matters, i corti proposti dal Premio Emidio Greco e dal Concorso Puglia Show. E le opere della nuova sezione Puglia Show Special (I resti di Bisanzio di Carlo Michele Schirinzi, La mezza stagione di Danilo Caputo, Amara di Claudia Mollese, Vorrei le ali bianche di Chiara Zilli, Altamente di Gianni De Blasi), che riconosce nell’amore per la poesia e la sociologia della propria terra, l’essenza dell’estetica filmica dei registi ed illumina sull’identità ricca e molteplice del Salento.