Una sezione dedicata alle figure centrali del cinema europeo. Un’indagine per approfondire la conoscenza di un grande regista della cinematografia europea, attraverso una rassegna dei film che maggiormente ne hanno segnato la carriera. Presente al festival, l’artista ritirerà l’Ulivo d’Oro alla Carriera nel corso di un incontro pubblico.

 

Sempre attento al confronto con le culture che attraversano l’Europa, in bilico tra la modernità di un mondo multietnico e la persistenza di tradizioni e radici, Fatih Akin è nato ad Amburgo nel 1973, figlio di immigrati turchi, giunti in Germania a metà degli anni ’60 dalla regione nord-orientale della Trebisonda, sul Mar Nero. Cresciuto nel quartiere multietnico di Altona, il futuro regista ha vissuto tutta la complessità di una gioventù da immigrato di seconda generazione, che scopre progressivamente l’importanza delle proprie origini.

Di questo processo i primi anni della sua vita sono testimonianza piena: le tensioni razziali del quartiere, le bande giovanili, la scuola, compongono un quadro classico, che il giovane Fatih supera grazie all’aiuto della madre, una maestra elementare, che asseconda il suo interesse per la lettura e per il cinema in particolare. Ha solo vent’anni quando, ancora liceale, entra in contatto con la casa di produzione amburghese Wüste Film, alla quale invia la sceneggiatura di quello che cinque anni più tardi – dopo aver frequentato la Scuola di Belle Arti e aver diretto un paio di cortometraggi (Sensin – Du bist es! , 1995, e Getürkt, 1996, premiato al Chicago International Film Festival) – diventerà il suo film d’esordio: Kurz und schmerzlos (Short Sharp Shock, 1998). Presentato a Locarno, dove i suoi tre interpreti vincono il Pardo di Bronzo, il film è la storia di un gruppo di amici figli di immigrati, ambientata ad Altona, il quartiere del regista. Già col film successivo, Im Juli (In July, 2000), Fatih risponde al richiamo delle sue origini, seguendo il protagonista, un giovane insegnante, nel suo viaggio da Amburgo a Istanbul, sulle tracce di una  ragazza turca di cui è innamorato. Nelle opere successive il regista si confronta con il tema dell’immigrazione, prima raccontando la storia della sua famiglia nel documentario Wir haben vergessen zurückzukehren (We Forgot to Go Back , 2001), realizzato per la serie televisiva tedesca Denk ich an Deutschland, poi nella commedia Solino (id, 2002), ritratto di una famiglia dell’Italia meridionale immigrata in Germania negli anni ’60.

Ma è col successivo La sposa turca (Gegen die Wand/Head-On, 2004,Orso d’Oro al Festival di Berlino) che Fatih Akin affronta pienamente la complessità del rapporto tra mondo turco e cultura tedesca, raccontando l’incontro tra due turchi tedeschi in fuga dalla loro realtà, un uomo dalla vita bruciata e una ragazza in cerca di libertà dagli obblighi familiari. Dopo l’episodio The Old Evil Songs (Die bösen alten Lieder, 2004), per il film collettivo Visions of Europe, il regista si reca assieme al musicista Alexander Hacke nel cuore della scena musicale di Istanbul per realizzare il documentario Crossing the Bridge – The Sound of Istanbul (id., 2005). Ormai consapevole di essere autore tanto tedesco quanto turco, Fatih Akin torna a girare tra Amburgo, Brema e Istanbul anche il successivo Ai confini del paradiso (Auf der anderen Seite/The Edge of Heaven, 2007), storia di un insegnante turco tedesco sulle tracce della figlia di una prostituta curda, vincendo la Palma d’Oro per la sceneggiatura al Festival di Cannes. Dopo due episodi per altrettanti film collettivi (New York, I Love You, 2008, e Der Name Murat Kurnaz per Deutschland 09, 2009) Fatih Akin torna a toni più solari con la commedia Soul Kitchen (id., 2009), in cui non rinuncia ad affrontare l’intreccio di culture attraverso la storia di un ristorante di Amburgo in rovina.

Vincitore del Gran Premio della Giuria alla Mostra di Venezia, il film è seguito da una momentanea pausa del regista, che tornerà sulla scena internazionale nel 2012 con il documentario Müll im Garten Eden (Polluting Paradise), in cui testimonia la lotta contro una enorme discarica, combattuta dagli abitanti di Çamburnu, il villaggio della Trebisonda di cui era originario suo padre. Una pagina controversa della storia turca come il genocidio degli armeni è infine al centro del suo nuovo film, Il padre (The Cut, 2014), presentato alla Mostra di Venezia, storia di un uomo che attraversa l’Europa e l’America in cerca delle due figlie da cui è stato separato al momento della deportazione. 

 

 

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AI CONFINI DEL PARADISO

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Ali, pensionato e vedovo, vede una soluzione alla sua solitudine quando incontra Yeter, una prostituta di origine turca come lui, e...

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CROSSING THE BRIDGE – THE SOUND OF ISTANBUL

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IL PADRE

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KURZ UND SCHMERZLOS (SHORT SHARP SHOCK)

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MÜLL IM GARTEN EDEN (POLLUTING PARADISE)

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