Probabilmente la più grande arte di Dassin è la sua stessa vita e la sua personalità. Un modello di coerenza ideologica, morale, ma anche di grande umiltà, visto che non ha mai né preteso né accettato ciò che a buon diritto avrebbe meritato. E’ una fortuna per la Grecia avere un tale amico, più greco dei greci in quanto dotato dell’integrità e delle virtù dei classici: senso della misura e concezione antropocentrica del mondo.

Dopo quanto s’è detto, aggiungeremo che l’amore di Dassin per il mondo greco non è mai disgiunto da un vigile controllo razionale, dal tentativo di rintracciare nel mito classico, nella dimensione arcaica di una realtà che è anche un paesaggio per così dire ideale, le ragioni più profonde dei suoi interessi intellettuali, quelli che ne motivano e giustificano in definitiva la riformulazione in un diverso contesto culturale ( il mondo cristiano in Colui che deve morire , la dialettica natura-cultura esemplificata nel delizioso Mai di domenica ).

La prima pubblicazione in Italia sull’intero percorso filmografico del regista Jules Dassin.

Jules DASSIN, americano del Connecticut, dopo un fertile rodaggio con pellicole di variegati generi, firma Forza bruta ( 1947 ), La città nuda ( 1948 ), I corsari della strada ( 1949 ),I trafficanti della notte ( 1950 ). Opere di rilevanza narrativa che lo impongono all’attenzione di pubblico e critica. Costretto all’esilio per ragioni politiche ( il maccartismo ) ripara in Europa, in Francia dapprima, in Grecia definitivamente. Il sodalizio affettivo e artistico con l’attrice Melina Mercouri permette al regista di ritrovare la primigenia ispirazione, pur con mutamenti di registro tematico. Celui qui doit mourir ( 1957 ), Mai di domenica ( 1960 ), Fedra ( 1962 ), A dream of passion ( 1978 ): le testimonianze visive più limpide e sincere più aperte a polivalenti riflessioni.

Circle of two ( 1980 ) chiude il magistero culturale dell’americano-greco. Ultima annotazione: nel 1968 Dassin ritorna negli Stati Uniti per girare Up tight ( tradimento ). Volle di nuovo essere lì, nei luoghi della giovinezza, della maturità estetica, per ri-meditare sui “ tradimenti “ della comunità ( e del singolo ) nei riguardi dei conflitti sociali e dei diritti di civiltà.