USA, UK

THE SECRET GARDEN Il giardino segreto

1993 – 35mm – colore – 101’

 

Regia: Agnieszka Holland

Sceneggiatura: Caroline Thompson, dal romanzo di Frances Hodgson Burnett

Fotografia: Roger Deakins

Montaggio: Isabelle Lorente

Scenografia: John King, Peter Russell

Musica: Zbigniew Preisner

Costumi: Marit Allen

Interpreti: Kate Maberly, Heydon Prowse, Andrew Knott, Maggie Smith, Laura Crossley, John Lynch, Eileen Page, Irène Jacob, Walter Sparrow, Valerie Hill, Colin Bruce, Frank Baker, Arthur Spreckley

Produttori: Francis Ford Coppola, Fred Fuchs, Tom Luddy, Fred Roos, Caroline Thompson

Produzione: American Zoetrope

 

SINOSSI

Rimasta orfana di entrambi i genitori, con cui viveva in India, la piccola Mary si trasferisce in Inghilterra, nel castello del suo tutore, lo zio Craven. Qui la bambina, spirito battagliero e indipendente, fa la conoscenza di Martha, una domestica che la aiuta a imparare molte cose, e del fratellino di lei, Dickon, un ragazzino semplice e d’animo gentile. Un giorno, seguendo un pettirosso, Mary scopre dietro una porta chiusa un giardino segreto e, desiderosa di capire cosa si cela in esso, cerca il modo di entrarvi. Con l’aiuto di Dickon, Mary trova la chiave per aprirne la porta e decide di prendersene cura. A loro si unisce segretamente anche suo cugino Colin, che è costretto dal padre a rimanere a letto perché creduto afflitto da una grave malattia.

 

 

NOTA CRITICA

“Come tutte le grandi storie per bambini, Il Giardino Segreto nasconde importanti verità appena sotto la superficie. C’è sempre un livello in cui la storia non si limita a raccontare ai bambini una semplice sequela di eventi, ma parla loro della vita. È questa la sensazione che ho avuto leggendo il libro di Frances Hodgson Burnett tanti anni fa, una sensazione che riemerge prepotentemente guardando il nuovo film di Agnieszka Holland. (…) È un’opera intrisa di bellezza, poesia e profondo mistero, e guardandola si ha come l’impressione di entrare per un po’ in un mondo nascosto in cui è possibile scoprire il proprio destino.” (Roger Ebert, Chicago Sun-Times, 13/08/1993)