FRANCIA, UK, BELGIO

TOTAL ECLIPSE Poeti dall’inferno

1995 – 35mm – colore – 111’

 

Regia: Agnieszka Holland

Sceneggiatura: Christopher Hampton

Fotografia: Yorgos Arvanitis

Montaggio: Isabelle Lorente

Scenografia: Dan Weil

Musica: Jan A.P. Kaczmarek

Costumi: Pierre-Yves Gayraud

Interpreti: Leonardo DiCaprio, David Thewlis, Romane Bohringer, Dominique Blanc, Nita Klein, Christopher Hampton

Produttori: Jean-Pierre Ramsay-Levi

Produzione: FIT Production, Portman Productions, SFP Cinema, K2 SA

 

SINOSSI

Parigi, 1871. Paul Verlaine è un poeta affermato che, affascinato dalla prorompente personalità e dallo stile unico delle poesie inviategli da un giovane poeta di nome Jean-Arthur Rimbaud, lo invita nella capitale per conoscerlo. Verlaine, in realtà, non è in ottime condizioni: psichicamente segnato dall’assenzio di cui abusa e sempre a corto di soldi, vive con i genitori della moglie, Mathilde, da cui ha avuto un figlio. Travolto dall’incontro col giovane Rimbaud, si abbandona a una relazione con lui e lo segue a Londra, abbandonando moglie e figlio. Anche qui, però, la vita non è facile: le crescenti difficoltà economiche e la necessità di mantenere il suo giovane compagno, per nulla intenzionato a togliere tempo alla sua arte lavorando, vengono aggravate dai continui litigi tra i due. Non è che l’avvio della parabola discendente della loro relazione.

 

NOTA CRITICA

“Nella visione della Holland, il conflitto centrale è quello tra Rimbaud e Mathilde, che contende allo sconsiderato poeta l’amore del marito. Mathilde rappresenta le convenzioni, la vita domestica, la famiglia tutte cose che Rimbaud disprezza. E di certo il poeta appare determinato ad annientare la moglie di quell’uomo quasi quanto lo è a sedurre lui. (…) Ciò che Holland sembra suggerirci è che sono gli sfrenati eccessi romantici di Rimbaud a fare di lui un genio; senza di essi, sarebbe solo un bravo scrittore. (…) Holland sembra intravedere in Rimbaud un precursore degli artisti ribelli del futuro; è come un Jim Morrison dell’Ottocento una sorta di prematura rock star.” (Hal Hinson, Washington Post, 03/11/1995)