GERMANIA

ORAY

2019 – DCP – colore – 100’

 

Regia: Mehmet Akif Büyükatalay

Sceneggiatura: Mehmet Akif Büyükatalay

Fotografia: Christian Kochmann

Montaggio: Denys Darahan

Scenografia: Jeannette Bastisch

Costumi: Marisa Lattmann

Interpreti: Zejhun Demirov, Deniz Orta, Cem Göktaş, Faris Yüzbaşıoğlu, Mikael Bajrami, Fırat Barıs Ar, Kais Setti, Ferhat Keskin, Şahin Eryılmaz, Ramon Machtolf

Produttori: Bastian Klügel, Claus Reichel

Produzione: Filmfaust Filmproduktion

World Sales: Pluto Film

 

SINOSSI

Durante un litigio con la moglie Burcu, Oray pronuncia il termine islamico per “separazione”, talaq. L’Imam lo informa delle conseguenze: dovrà separarsi da Burcu per tre mesi. Oray approfitta della pausa forzata dal rapporto con la moglie per iniziare una nuova vita, trasferendosi a Colonia. Qui trova lavoro in un mercatino dell’usato ed entra a far parte di una nuova comunità musulmana, guidata dal giovane Imam Bilal. Ben presto, Oray inizia a predicare a sua volta, suscitando particolare apprezzamento tra i membri più giovani della congregazione, ma anche la gelosia di Bilal. Quando Burcu si presenta a sorpresa dal marito, i due si rendono conto di come la pausa abbia fatto bene ad entrambi e di quanto ancora si amino. Oray chiede consiglio a Bilal sul da farsi…

 

IL REGISTA: MEHMET AKIF BÜYÜKATALAY

Nato a Bad Hersfeld, in Germania, nel 1987, cresce nella città tedesca di Hagen. Studia all’Academy of Media Arts di Colonia concentrandosi sul cinema e la letteratura, ed entra come borsista nella fondazione accademica tedesca Studienstiftung des Deutschen Volkes. Attualmente vive e lavora a Colonia.

 

NOTA DI REGIA

“Oray analizza il fortissimo bisogno di appartenenza dei giovani uomini migranti e i problemi che ne derivano, generati da un microcosmo ermetico che si isola dal mondo esterno. Una comunità che crea identità (cosa che, evidentemente, la società maggioritaria non è in grado o non è disposta a fare) e fornisce sicurezza, ma richiede anche la rinuncia di sé in caso di deviazione dalle sue “leggi interne” – che si tratti di omosessualità o, come in Oray, di un matrimonio non più legittimo. Oltre ad essere un film di formazione sul processo di riscoperta di sé, Oray affronta la questione dell’emarginazione connessa all’immigrazione, in quanto l’identità individuale è sempre plasmata dall’appartenenza a una minoranza all’interno di una società segregante. Non è un mistero che l’Islam, se interpretato superficialmente, possa presentare dei tratti profondamente problematici. Ma, come ogni altra religione, è un sistema complesso, che non può essere riassunto in una sola frase o con un solo film , né compresso nella dicotomia bene-male. Volevo rappresentare la vita di un musulmano senza fare alcun riferimento alle questioni che si impongono all’attenzione dei media, sempre e solo notizie negative, come quelle sul terrorismo o sul divieto di indossare il burqa, questioni del tutto prive di rilievo nella vita dei musulmani. Il loro Islam è fatto di quotidianità e di fede. Dato che il mio lavoro di regista mi permette di fotografare le questioni importanti e influenzare l’opinione pubblica, ho ritenuto necessario lavorare sulla rappresentazione dell’Islam e ridefinirne l’immagine quando questa risulta unilaterale o, peggio, distorta.”

 

FILMOGRAFIA

2008 Wie ich lernte Skifahren zu hassen (How I Learned To Hate Skiing, short)

2012 Ömer, the Lord (short doc)

2013 Vor dem Tor des Ijtihad (Before The Gates of Ijtihad, short)

2014 31 Szenen einer Jugend (31 Scenes of a Youth, short)

2016 Der Metzger (The Butcher, short)

2018 Oray

 

PREMI E FESTIVAL

2019 Berlinale – Perspektive Deutsches Kino: Migliore Opera Prima